LA META DI DETTO

Noi lo avevamo sempre conosciuto così, capace di addormentarsi in ogni circostanza, in perenne stato catatonico, col badante Igor sempre pronto a somministrare le pasticchette per lasciare connesse almeno le funzioni vitali. Poi, in un assolato pomeriggio di Torino, addirittura nel bel mezzo di una partita, succede l’imponderabile. Ripetuto attacco Autumn sull’asse e si entra nei 5 metri, lui piomba sulla palla, travolge due avversari e si trascina dietro il terzo vanamente avvinghiato ai pantaloncini. META DI DETTO!!!

I compagni si guardano perplessi: “Ma è lui? Ma che è successo?” Qualcuno va subito da Capitan Sannita, noto dispensatore di energetici, e dal badante Igor apostrofandoli: “Razza di incoscienti!!! Ma che roba gli avete dato???”. Deoldpres, commosso, corre ad abbracciarlo e gli dice: “Ma che meta hai fatto?!?”  Lui non risponde, ha lo sguardo già perso oltre l’orizzonte.

Da quel momento non è più lui: sveglio e reattivo, decide su tutto, ordina, dà disposizioni, organizza, telefona, fa e disfa, cazzia chiunque, dispensa consigli, ricorda gli appuntamenti, prende contatti con squadre di tutto il mondo e pare anche che nell’intimità (Cettina può confermare) raggiunga punte alquanto moleste di iperattività.

Per fortuna tutto passa, e le vacanze estive ce lo restituiscono così come lo avevamo sempre conosciuto e apprezzato: il caro vecchio Detto addormentato. Cosa resta di tutto ciò? Restano quei 15 malcapitati del  Seregno, ancora convinti, unici in tutto il pianeta, di aver avuto a che fare con un’Ira del Dio del rugby.